Quattro lavoratori licenziati al Porto della Spezia. Tentativo di intimidire la CGIL
Mercoledì 14 luglio sono stati licenziati 4 lavoratori della ditta Road Runner che lavora all’interno del Porto della Spezia nell’ambito del consorzio Asterix e si occupa di trasporto interno container. Il titolare, Giuseppe Rampini, convocava i quattro lavoratori comunicando loro il licenziamento senza addurre motivazioni plausibili.
Fabio Quaretti, della segreteria provinciale FILT CGIL della Spezia e responsabile Porto, chiedeva immediatamente spiegazioni all’azienda, ricevendo in tutta risposta dal Rampini una frase del tipo “li licenzio perché posso farlo”. Inoltre, il Rampini inviava una lettera alle segreterie provinciale FILT CGIL, UILTRASPORTI UIL, FIT CISL, all’Autorità Portuale, al Prefetto della Spezia, alla direzione provinciale del Lavoro, alla Direzione dell’ASL 5 nella quale si affermava, tra le altre cose, che Quaretti avrebbe minacciato “il ricorso agli Enti ed alle Istituzioni a scopo ritorsivo”. Il Rampini finiva la lettera chiedendo chiarimenti ed interventi a tutela sua e contro Quaretti.
Forse il Signor Rampini non sa che è pieno diritto di un sindacato chiedere spiegazioni in merito a licenziamenti e ricorrere alle Istituzioni per denunciarli ed impugnarli. Ma la vera questione è che da ormai un mese si sta svolgendo una trattativa con il Consorzio Asterix volta a riconoscere ai lavoratori un trattamento economico e normativo adeguati. La trattativa si è complicata a causa delle ritorsioni messe in atto dal consorzio ai danni di quei lavoratori che, a vario titolo, hanno manifestato dissenso o insofferenza nei confronti dell’azienda, dei suoi comportamenti e, soprattutto, delle condizioni di lavoro alle quali sono sottoposti.
Cosi Fabio Quaretti: “Il licenziamento dei lavoratori è immotivato, la loro unica “colpa” è quella di essere più vulnerabili degli altri in quanto assunti in un’azienda con meno di 15 dipendenti. La CGIL è attaccata perché vogliamo l’applicazione del contratto unico dei porti, che prevede 36 ore anziché 39, e l’introduzione della timbratrice, perché attualmente sono fatte molte più ore di quelle che sono pagate e si obbligano i lavoratori a saltare sistematicamente i riposi. E’, quindi, necessario introdurre sistemi di certificazione degli orari di lavoro. Non possiamo accettare che mentre i traffici crescono i lavoratori siano costretti a turni disumani e licenziati senza motivo.”
Sulla questione interviene anche Lorenzo Cimino, Segretario della Camera del Lavoro: “Gli imprenditori che pensano che possano esistere zone franche nel mondo del lavoro nelle quali i lavoratori subiscono pressioni, turni massacranti, licenziamenti e dove il sindacato non abbia possibilità di intervento si sbagliano di grosso. La CGIL non si farà intimidire e continuerà la sua battaglia a difesa del lavoro e della sicurezza dei lavoratori. Trattandosi di lavori in aree in concessioni demaniali e quindi pubbliche, al fine di garantire il corretto e legale esercizio di impresa e la tutela dei lavoratori, chiediamo che su questa vicenda prendano posizione le Istituzioni interessate.“
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